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AZIENDA AGRICOLA

Poggio di Camporbiano

Poggio di Camporbiano

L'azienda agricola Poggio di Camporbiano è immersa nel cuore della Toscana, sulle boscose colline tra Gambassi Terme (Fi) e San Gimignano (Si) a quasi 500 metri sul livello del mare. Il terreno è di oltre 200 ettari. Questa azienda nasce dal sogno di una comunità di circa 15 persone che nel 1988, cominciano a dare forma all'aspirazione che da anni coltivano nel cuore: essere sicuri della genuinità dei cibi da loro prodotti ed essere in armonia con loro stessi e la natura. Fin da subito il metodo di coltivazione utilizzato è quello dell'agricoltura biodinamica, dal loro sito si percepisce un grande amore per la loro attività e un grande rispetto per l'ambiente e gli animali da loro allevati, parlando con Piero risulta evidente la soddisfazione di avere un'attività che funziona senza mai essere venuti meno alle loro scelte etiche anche di produzione, questo ci testimonia ancora una volta che anche economicamente scelte più etiche di produzione sono praticabili!

Nel metodo biodinamico si concepisce l'azienda agricola come un organismo vivente e all'interno di questo l'animale ha una importanza fondamentale. A Camporbiano, ci racconta Piero che gli animali sono compagni di vita in azienda, ad ognuno di loro è stato dato un nome, e negli anni precedenti sono state sperimentate e recuperate anche pratiche antiche come l'uso dei cavalli per il traino. La scommessa è stata quella di vendere al consumatore finale (per quanto possibile) senza intermediari, in questo modo si può dare più valore ad una produzione di qualità, avendo i giusti margini di guadagno e vendendo un prodotto buono a un prezzo giusto. L'eticità in allevamento è direttamente proporzionale alla qualità del prodotto, Piero ne è convinto. Al Poggio di Camporbiano si allevano vacche e capre da latte e api.

Capre e vacche da latte: Le capre sono circa un centinaio, di razza Saanen, mentre i bovini sono circa una sessantina tra jersey, pezzate rosse e red holstein.

L'alimentazione è importantissima, capre e vacche sono alimentate principalmente a erba e fieno. L'erba fresca possono mangiarla al pascolo o gli viene portata in stalla nei periodi in cui l'accesso al pascolo risulta inaccessibile (causa forti piogge o periodi troppo secchi). Il fieno viene prodotto in azienda e viene fatto essiccare in parte nel campo e in parte nell'essiccatore, che sfrutta energia solare, fino a un 14-16 % di umidità così da non avere più problemi di muffe e micotossine. Grazie all’essicatore si perdono anche meno proteine dal foraggio. La dieta viene poi integrata per gli animali in lattazione con gli scarti dell'impianto di decorticazione di cereali prodotti in azienda come farro, orzo, miglio, di cui si riutilizza il cruscame, viene dato anche un po' di orzo schiacciato, prodotto in azienda o acquistato biologico a seconda dell'abbondanza del raccolto. Questa parte di cibo derivato dai cereali non supera mai i 2/2,5 kg per vacca, una dose molto minore rispetto al convenzionale. Questo è perché il loro foraggio, così prodotto, risulta essere più ricco, quindi non hanno necessità di integrare l'alimentazione con altre sostanze proteiche (come la soia o i piselli) perché si basano su foraggi di leguminose (erba medica e trifoglio). Per farci capire meglio Piero ci racconta che un fieno di erba medica fatto in modo convenzionale può arrivare ad avere un 14 % di proteina grezza, fatto con l'essiccatore si riesce ad avere quasi un 20%. Dei foraggi ricchi aiutano anche a fare a meno di alcuni integratori alimentari. A Camporbiano non si somministrano né mais né soia agli animali, per evitare contaminazione da ogm e perché queste colture sottrarrebbero terreni all'alimentazione umana, inoltre richiederebbero maggiori di input energetici (come l'acqua che in zona non è abbondante). Negli ultimi anni è stato introdotto l'uso di un carro miscelatore, che aiuta a mischiare meglio il foraggio e questo riduce la competizione tra i capi (le vacche qui hanno tutte le corna, quindi è necessario avere animali tranquilli e non dargli modo di avere rivalità interne al gruppo). Tutti i foraggi sono dunque prodotti in azienda e sia alle vacche che alle capre non vengono dati insilati, nuclei o integratori, ma solo un po' di sale.

Vacche e capre hanno un impianto e stabulazione libera su lettiera permanente, con accesso a paddok esterni, gli spazi a disposizione per i capi sono quelli del disciplinare biologico, ma in più ci sono a disposizione terreni e boschi che vengono recintati e sono utilizzati come pascoli permanenti o turnati.

La fecondazione avviene in modo naturale, con tori e becchi. Quando i piccoli nascono le madri partoriscono in autonomia. I vitelli rimangono con la madre dai 6 ai 10 giorni, poi vengono allontanati per riunire la madre con il gruppo, per evitare che ci siano lotte per ristabilire la gerarchia, i piccoli rimangono comunque a contatto sia uditivo che visivo a pochi metri dalle madri e vengono nutriti con il latte delle madri, senza uso di latte artificiale. Questa è una fase sempre molto dibattuta sulle razze da latte, ma dopo diverse esperienze provate, qui a Camporbiano, questo sembrava il compromesso migliore tra affezione e reintroduzione nel gruppo delle madri. Con le capre si fa lo stesso, il capretto è separato dalla madre dopo circa una settimana, in questo caso è utile anche per creare un maggiore rapporto di fiducia uomo-animale, perché le capre vengono poi spostate al pascolo e richiamarle poi diventa difficile se gli animali rimangono troppo schivi. In azienda non si fa la fase di ingrasso, quindi i vitelli maschi vengono venduti verso i 15 giorni di vita ad altri allevatori nella zona circostante. Si vendono anche diverse vitelle, perché a Camporbiano le vacche hanno una vita lunga, possono arrivare ad avere anche 14 o 16 parti, per cui non è necessario allevarle tutte per sostituire le vacche a fine carriera. Anche i capretti maschi vengono venduti intorno ai 10 giorni di età.

Le cure sono tutte rigorosamente fitoterapiche.

Sia le vacche che le capre rimangono in azienda a lungo. Prima della mucca pazza era consentito smaltire gli animali morti in azienda, era quindi possibile recuperare il cuoio, adesso invece è obbligatorio l'incenerimento. Per questo motivo quando la vacca diventa troppo vecchia, viene venduta per diventare balia (cioè allattare i vitelli) oppure al commerciante per la macellazione. In azienda c'è un caseificio in cui si producono fino a 20 tipi di formaggi diversi, partendo solo dal latte ottenuto in azienda, una parte di latte è venduto imbottigliato a crudo e una parte è destinata ai formaggi.

Ci sono anche le api, circa 70 arnie, ma non si pratica il nomadismo (tecnica che richiede lo spostamento della arnie nelle zone di maggiore concentrazione di un'essenza) perché è una pratica che stressa molto questi animali. Inoltre non si usano trattamenti invasivi per la varroa.

L'azienda adotta diverse buone pratiche di sostenibilità ambientale, per esempio il recupero di acqua piovana, le pacciamature per la produzione di ortaggi, irrigazione localizzata e solo di emergenza, pannelli solari per energia elettrica e termica, tutti i riscaldamenti sono a legna. L'attenzione alla sostenibilità ambientale è importantissima. Anche perché, ci racconta Piero, i cambiamenti climatici influenzano i ritmi dell'azienda: hanno dovuto implementare il campo macchine, perché, a causa dell'imprevedibilità del meteo, in pochi giorni bisogna seminare tutto, quello che 20 anni fa si poteva seminare in un mese.

I prodotti dell'azienda sono disponibili allo spaccio aziendale, aperto tutti i giorni (8:00-13:00/14:00-20:00) tranne la domenica.