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certificazione etica inclusiva

3 Persone hanno Votato

silviasco

08:06 AM; Giu 01, 2014

Ci sono ormai molti marchi di certificazione: biologico, biodinamico, ISO, ecc. Aggiungere l'ennesimo marchio rischia di essere dispersivo e poco incisivo. Tutti i marchi esistenti, inoltre, sono del tipo si/no: o hai il marchio, o non lo hai. Le questioni inerenti il benessere animale sono talmente complesse e variegate che istituire una certificazione di questo tipo, oltre che essere molto complesso relativamente alla varietà di allevamenti esistenti (vacche da latte, da carne, avicoli, api, ecc.) costringerebbe ad una scelta: un marchio "facile", che chiunque può acquisire con alcuni semplici accorgimenti, o uno "difficile" cui aderirebbero troppe poche aziende per avere visibilità? E se si facesse, invece, un marchio "graduale"? Stilando una lista di possibili criteri semplici, e assegnando un punteggio alle aziende in funzione del numero di criteri adottati? Così si potrebbero iniziare a coinvolgere e sensibilizzare più aziende (e più consumatori!), incoraggiando quelle che scelgono di iniziare un percorso di eticità, ma senza vincolarle a stravolgere la struttura ed organizzazione aziendale in quattro e quattr'otto.

2 CommentI

  1. Luisa on Giu 03, 2014 18:06 PM

    Concordo sul fatto che l'etichettatura appiattisce gli standard a livello di sufficienza per tutti, permettendo di includere più azienda ma "mortificando" un po' quelle che lavorano in modo più virtuoso rispetto alla sufficienza, per questo penso anche io che un metodo di valutazione graduale sia la soluzione migliore

  2. giuditta5fri on Giu 03, 2014 14:06 PM

    Certamente, infatti credo che per questo marchio ci sia un punteggio tipo le A degli elettrodomestici. Anch'io credo che il marchio abbia stufato il consumatore anche perché spesso non incontra molta fiducia, ma bisogna trovare un sistema per distinguere chi lavora bene.. Come si fa?